FERMA CONDANNA DELLA VIOLENZA. LOTTA ALLE POSIZIONI ESTREMISTICHE

di Riccardo Terzi

La storia dei gruppi extraparlamentari è una storia travagliata, che vede in breve tempo scomparire alcune formazioni e sorgerne di nuove. Dopo la prima fase, che vedeva prevalere una impostazione anti-istituzionale, vi furono vari tentativi di dar vita a formazioni politiche sufficientemente strutturate, capaci di entrare in concorrenza con i partiti della sinistra anche sul terreno elettorale.

I risultati sono stati finora modesti, ed attualmente i gruppi che hanno assunto in modo più spiccato una fisionomia di “partito” sono il PdUP Manifesto e Avanguardia Operaia, tra loro alleati nelle ultime elezioni del 15 giugno nelle liste di Democrazia Proletaria.

Se da un lato registriamo questo tentativo di costruire un nuovo partito politico di sinistra, capace di inserirsi nella vita delle istituzioni, dall’altro lato verifichiamo il formarsi di numerosi gruppi di “provocazione”, la cui attività si esaurisce nella violenza senza principi e si svolge al di fuori della legalità democratica. È questo il caso delle Brigate Rosse, di Autonomia operaia, di Lotta comunista e di altri gruppi spesso oscuri nella loro origine, nella loro composizione e nelle loro finalità.

È evidente che occorre fare una distinzione molto netta tra questi due fenomeni. Nel primo caso si tratta di condurre una lotta sul terreno politico, e quindi di realizzare un confronto aperto sulle scelte, sulle ipotesi strategiche e sugli indirizzi ideologici, mentre nel secondo caso si tratta di esprimere un giudizio fermissimo di condanna e di impedire qualsiasi collegamento dei gruppi di provocazione con il movimento operaio.

Se l’origine sociale dell’estremismo è da ricercare nel, movimento degli studenti, oggi il fenomeno, appare più complesso e riguarda anche strati di classe operaia, di sottoproletariato e altri ceti. Esiste dunque un’area dell’estremismo, articolata e differenziata al proprio interno, che presenta una certa consistenza soprattutto nelle grandi città.

Questa realtà è una testimonianza della crisi della società italiana, dello stato di esasperazione e di sfiducia che caratterizza alcuni settori di questa società, dell’incapacità ormai chiarissima della classe dirigente di esercitare la propria egemonia sulle forze intellettuali, sui giovani, sugli strati intermedi.

Questa situazione acuta di crisi può essere risolta solo con l’intervento della classe operaia e con la sua capacità di affermarsi come nuova classe dirigente e di realizzare una politica di unità e di ampie convergenze democratiche. A questo fine, appunto, le posizioni estremistiche debbono essere combattute, in quanto rappresentano una risposta sbagliata, una reazione settaria, una concezione della lotta che restringe lo schieramento e conduce quindi all’isolamento e alla sconfitta.

Il nostro partito, che già ha saputo conquistare numerose forze giovani che sono passate attraverso l’esperienza della sinistra extraparlamentare e che ne hanno sperimentato la sterilità, si propone, con la battaglia politica e con il confronto aperto delle posizioni, di superare l’influenza negativa e dannosa delle posizioni estremiste e di far confluire tutte le energie e tutto il potenziale di lotta presente nella società italiana nel grande solco tracciato dalla classe operaia, dalle sue organizzazioni sindacali e politiche, dalla sua esperienza unitaria.


Numero progressivo: G129
Busta: 7
Estremi cronologici: [1975]
Autore: Riccardo Terzi
Descrizione fisica: Pagina quotidiano
Tipo: Scritti
Serie: Scritti Politici - PCI -
Pubblicazione: ?, s.d.